Shun di andromeda

L’anno prossimo arriverà su netflix una nuova versione dei Cavalieri dello zodiaco, con alcuni cambiamenti rispetto alla storica serie.

Per esempio Shun di Andromeda ora è una ragazza. Questo ha generato non poche polemiche, oltre a svariati Meme sul povero Andromeda

Ma chi è Andromeda (o Shun se vogliamo chiamarlo col suo nome originale)?

Il cavaliere con l’armatura rosa mi ha sempre dato fastidio nei miei pomeriggi al Grande Tempio: piagnucolava, sempre all’ombra del fratello (Ikki o Phoenix), sembrava il meno adatto ad essere cavaliere.

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Tra l’altro, sembrava pure che lui non volesse essere cavaliere. Andromeda è un diverso: ci pensa due volte prima di uccidere un avversario o anche prima di andare in battaglia.

Poco coraggio? Al contrario! Ci vuole poco per scoprire che lui è uno dei più forti: basta arrivare alla terza casa, la casa di Gemini.

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Chi è l’unico a colpire Gemini arrivando oltre l’armatura? Andromeda.

Allora lui è in grado di combattere! Perché non farlo? Perché non è come i suoi compagni, assetato di battaglie? Perché non è come suo fratello?

Andromeda ci insegna che il cuore di un cavaliere non è solo nel suo correre verso la morte eroica.

Uno dei motivi portati alla trasformazione di Andromeda in una ragazza è “per dare alle ragazze un personaggio in cui identificarsi”.

Ho visto i Cavalieri dello zodiaco durante le elementari, da grande volevo essere Cristal il cigno e non ho mai sentito la mancanza di un personaggio femminile in cui identificarmi: c’erano Castalia e Tisifone, lady Isabel per le pacifiste o Fiore di Luna per le inclinazioni zen.

Sapete qual è il problema di Andromeda? È palesemente gay. E ha una relazione con Cristal. Anche se mi dicono che non sia così, resta il fatto che è diverso dai soliti macho

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Una ragazza normalizza quel che non si può dire ai giovani innocenti.

Pensateci, trentenni e fate questo esercizio. Prendete l’indignazione che riservate alla censura religiosa che distrugge le statue e i patrimoni artistici, quella che nasce dal maschilismo che impedisce alle donne di guidare/votare/lavorare.

Ve la ricordate questa indignazione? Ora tornate indietro alla vostra infanzia e usatela. Perché ci hanno mentito e censurato. Tutti (o quasi) gli anime che abbiamo visto da bambini sono stati censurati. Non abbiamo conosciuto l’amore gay dei cavalieri dello zodiaco, delle guerriero sailor e di Lady Oscar.

Ci hanno convinto che il mondo è perfetto perché ha tratti caucásici ed è eterosessuale.

E ora succede di nuovo. In nome della parità di genere, si nasconde la forza DI Andromeda.

Perché se sei piccolo, abbandonato, con un fratello più dotato di te e scegli di non essere azione senza pensiero, sei il più forte tra i cavalieri.

E per questo verrai censurato.

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Sulla maternità

Questo è scritto di getto.

Ho letto che l’ultimo atto politico ha tolto l’obbligo di maternità per gli ultimi mesi di gravidanza  dando così alla neomamma 5 mesi di maternità post parto.

Mi unisco alle critiche: purtroppo molte azioni volte a sottolineare i diritti dei lavoratori  sono fatte per evitare i soprusi dei datori di lavoro.

Togliere alla donna la possibilità di scegliere come gestirsi il suo tempo, vuol dire dare il fianco al datore a tenerla fino all’ultimo giorno. Magari proprio in quel periodo in cui è meno produttiva, quando deve andare continuamente in bagno, quando vive contandosi doglie e minuti.

Insomma, quando è una lavoratrice così pessima da dover licenziare.

 

Certo, sono solo ipotesi,ma questo non vuol dire che non dobbiamo preoccuparci: all’indomani del decreto volto a stabilizzare i precari, sono aumentati i licenziamenti.

Ottavo e nono mese di gravidanza sono gli ultimi che una donna ha a disposizione per riposare (e non voglio affrontare eventuali casi di gravidanze a rischio), prima di iniziare un lungo viaggio fatto di poppate, veglie, parenti e tutto un carico di emozioni e responsabilità che non si può in nessun modo conoscere prima.

L’unica cosa che può far bene a una neomamma è il nido aziendale, non il parto in azienda.

La specializzazione

Nel 2012 mi sono laureata. Due giorni prima della discussione della tesi nacque mio figlio. Sei mesi dopo entrai alla scuola di specializzazione. Due anni dopo mi sono specializzata.

 

Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. 

 

Questa citazione la feci mia nel 2011, due giorni prima della prima ecografia  Entrare nella tempesta.

Quando iniziai la scuola di specializzazione  dissi al direttore che avevo un bambino a 600km di distanza per cui mi avrebbe fatto comodo un minimo di elasticità riguardo all’obbligo di frequenza (Bologna si differenzia da tutte le altre scuole di specializzazione perché spalma le lezioni su sei mesi, tutti i giorni. Il resto delle università le concentra in due mesi, o una settimana al mese o nei weekend, partendo dal presupposto che chi si specializza non è uno studente a tempo pieno). Mi disse che avrei potuto frequentare via Skype, insomma che avremmo trovato una soluzione.

I professori a cui mi rivolsi non avevano la più pallida idea di cosa fosse Skype. Riuscii a frequentare il 50% delle lezioni, spiegando ad ogni singolo docente del mio corso di studi perché non potevo essere lì ogni giorno.

Alla fine del primo anno, durante l’esame, il precedente direttore della scuola mi disse che mi avrebbe abbassato la media, a causa delle assenze, e che avrei dovuto ringraziare la commissione perché mi permettevano di accedere al secondo anno.

NON ringraziai.

Il secondo anno, mi chiesero – tramite i rappresentanti degli studenti – se volessi trasferirmi al sud, alla scuola della mia città. È una cosa che da regolamento non si poteva fare, avrei rischiato di ricominciare da capo.

Qualche giorno dopo ricevetti una telefonata dalla segreteria in cui mi dicevano che visto il mio stato di salute avrei potuto chiedere il trasferimento e non avrei perso l’anno, tantomeno avrei dovuto pagare la retta anche nella seconda scuola

Rifiutai.

Mi sono diplomata con 100, il voto più basso tra la mia classe.

Mi sono diplomata senza fingere di essere malata. Prendendo due aerei a settimana e a volte anche due intercity notturni.

Mi sono diplomata riuscendo a veder crescere mio figlio.

E non ho mai ringraziato, neanche nella tesi finale.

Perché, nonostante tutto, io ringrazio ogni giorno mio figlio per la pazienza e me stessa per la tenacia.

NON esistono altre commissioni d’esame, una volta capito ciò la vita è più semplice. Sapere di dover rendere conto solo a se stessi o quasi, mi ha permesso di capire una cosa: gran parte della difficoltà di una impresa è data dalla commissione d’esame che decidiamo dovrà valutarci.

Siamo in grado di entrare nella tempesta solo perché poi saremo in grado di uscirne.

Sempre.

 

 

 

I crimini di Grindewald

Ultimamente sono tutti d’accordo che gli anni ’20 del secolo scorso siano stati i più interessanti in assoluto. Proprio in questi anni ruggenti troviamo il buon Newt Scamander impegnato – suo malgrado – a dar la caccia al terribile Grindewald.

Intanto, in sala si possono fare le seguenti cose:

  • Intenerirsi davanti ad ogni animale fantastico partorito dalla computer grafica;
  • Riflettere sulla necessaria importanza di uno Snaso da compagnia;
  • Jhonny Depp;
  • Giocare a: “indovina chi sarà il suo nipotino?” (è consigliato un allenamento con Beautiful/ Famiglia dei paperi/ Gens Giulio-Claudia);
  • Cercare su Amazon un piumino per la polvere e dei campanelli;
  • Minerva Mc Granitt.

Fortunatamente il film non è l’ultimo della serie. Bisogna riconoscere che è bello quando si prende una buona idea e la si sviluppa decentemente. Mica è da tutti: andiamo a vedere i trailer natalizi per rendercene conto.

A tutti manca Hogwarts, è inutile negarlo. I libri di Harry Potter contengono un mondo che fu confezionato a misura per i bambini a partire dai 10 anni circa, ma – questo mondo – è poi cresciuto con quei bambini, portandoli ancora ad incantarsi: prima a teatro con La maledizione dell’Erede e poi a cinema con Animali Fantastici.

Sappiamo che ci sono scale a cui piace cambiare, anni che passano e sguardi che cambiano. Ma certe CASE restano.

 

Per fortuna.

Se fossi un poeta futurista

Fossi un poeta futurista,
il sabato sarebbe la mia musa.
Intrecciando mattine pigre e lavatrici accese,
Metterei in versi il mio vicinato.

Fossi un poeta futurista,
avrei una perfetta onomatopeica per la centrifuga
stretta in metrica con
l’aspirapolvere.

Fossi un poeta futurista,
avremmo qui un nuovo e moderno
Sabato del villaggio.

E invece,
Solo verticali
Senza fine

 

Devo riprendere a scrivere.

G.

31

Volevo scrivere questo post in occasione del mio compleanno, ma per cause siamo giunti alla settimana dopo…

Un mio amico mi ha scritto: “Quest’anno raccoglierai i frutti dei sacrifici degli anni passati.”

Lo spero, ma oltre a sperare mi sono trovata anche a pensare su dove mi trovassi un anno fa e dove sono adesso.

Un anno fa avrei volentieri messo fine alla mia vita, mi sentivo una codarda per non decidermi a farlo e alla fine ho trovato una soluzione temporanea nel cambiare città e buttarmi in una a me più affine. Taranto.

Ora sono di nuovo a Bari.

Bari la sopporto, ho un bambino che quest’anno ha iniziato la scuola, non me la sento di portarlo via senza certezze.

Convivo. I miei due compagni sono molto felici. Io lo sono quando non mi sento grigia. Quando non mi fermo a pensare che non sarà in questa vita che me ne andrò dove voglio e altre cose simili. A volte succede.

Non ho un lavoro stabile, ogni tanto faccio la guida, ogni tanto vado a qualche colloquio. La maggior parte dei colloqui li faccio per capire quali nuovi metodi hanno inventato per prenderti in giro ed essenzialmente chiederti una cosa: pagare per lavorare.

Sto seguendo un progetto, magari va tutto bene. Se no, avrò comunque imparato qualcosa in più.

Sono spesso serena.
So che dal tono di quanto scritto prima non sembra, ma in realtà sono serena. Perché so di essere sulla strada per essere felice o far felice chi ho intorno. Ho sempre ritenuto questo uno scopo della mia vita, per questo sono serena.

Devo fare ancora tante cose, molte mi entusiasmano, altre meno.
Voglio fare un nuovo programma radio, vorrei non dover mai stendere o piegare i panni dimenticati dal mio compagno (che in questi casi viene rapidamente declassato a coinquilino!!)

Sento di valere ancora qualcosa. Se ripenso a quanto mi insultavo solo un anno fa, mi sento sollevata. E felice, questa volta, sì.

 

Deadpool 2

Il nostro eroe torna in un classico film per famiglie. Con una strizzata d’occhio ai grandi musical ed una di chiappe, si procede attraverso grandi omicidi e rindondanti mutilazioni, per giungere a una grande verità Disney:

siamo tutti una famiglia con la morte di qualcun’altro

ciascun personaggio trova qui la sua famiglia, dopo la brutta avventura capitata con la precedente: sei stato brutalizzato? escluso? ignorato? OHANA baby, ohana.

Vi raccomando di essere cinematograficamente pronti: per vedere questo film bisogna aver visto almeno: Logan, Bambi, Avengers Infinity War, Frozen, Star Wars ep. IV e V, Batman V Superman, Lanterna Verde, Intervista col Vampiro, Terminator, Dragon Ball Z se volete mantenervi critici.
Non per mettervi ansa, ma altrimenti ve li spoilera senza filtri!

Infine, ripassiamo insieme le domande fondamentali per sopravvivere:

Sei Dio?
Sei tu Mastro di Chiavi?
A quanti sharknado siamo?
Conosciamo qualcuno di nome Martha?

Avengers infinity war

Mattia, 6 anni:

“La parte più bella del film è stata quando quella con le antenne e quello tutto muscoloso ma con le tette hanno detto che facevano le strisce a tutti i culi!”

Non c’è altro da aggiungere che non sia spoiler.

Oh, non dimenticate mai di scrivervi le vostre password su un foglietto di carta, che se le dimenticate è la fine: giusto due ore fa, Microsoft mi ha detto che non mi conosco abbastanza da poter dimostrare di essere veramente io.

Maledizione

 

Black Panther

Anche con questo film la Marvel ha deciso di stupirci: riprendendo una trasgressiva novità di Thor Ragnarock, i nostri sceneggiatori decidono di andare controcorrente e sfidare tutto e tutti.

Finalmente una presa di posizione chiara contro le dinamiche di mercato, la ricerca del facile guadagno, le sopracciglia di Tony Stark.

Senza paura vengono qui affrontati temi scomodi, cercando di allontanarsi da quell’egocentrismo statunitense per cui qualsiasi banda aliena voglia approcciarsi alla Terra, inizia per forza da New York.

La scelta di fare un film su un supereroe nero, ma nero Africa, non nero del Bronx, senza farlo per questo cantare o sottolineare come abbia il ritmo nel sangue.

Ma non è solo questo. Non è solo la sfida alla superficialità del “i neri sono tutti uguali”.

QUI ABBIAMO UNA TRAMA, SIGNORI.

Una scelta classica, con eroe, antieroe ed oggetto del desiderio. Ma nello stesso tempo nuova, così ben usata e sviluppata da rendere inutili le battute facili.

Un film da vedere, se vi piace il classico svolgimento di una storia. E poi perché i Wakandiani hanno davvero tanto da insegnare al mondo: l’importanza della famiglia allargata, la sacralità del rito, l’uso smodato di materiali alieni e forse radioattivi.. ma soprattutto, e qui non scherziamo, i wakandiani insegnano a lottare sempre e fino in fondo per quel che si crede. Fino a scoprire che forse quello per cui si sta combattendo non è la cosa più giusta, ed allora a quel punto non fa male tornare indietro o semplicemente fermarsi.

Ma soprattutto, Wakanda insegna che nel momento della carica niente di porta alla vittora più dell’urlare:

GOKU!!!

Grazie Wakanda.

Gab